Storia di un castello

castello_donnafugata3Sulle pareti si trovano dipinti i simboli araldici delle più importanti famiglie siciliane e due armature del 1600: è il Salone degli stemmi, il salone d’ingresso del Castello di Donnafugata sito a pochi chilometri da Ragusa. Da qui, proseguendo la visita, si possono ammirare altre bellissime Sale come quella degli Specchi, la stanza più famosa del Castello arredata con tendaggi in pizzo, un lampadario e candelabri in bronzo nonché un pianoforte a coda, o ancora la Stanza della Musica, dove ci si riuniva per suonare e praticare alcuni giochi.
Attraversando le numerose stanze di questo Castello, importante patrimonio culturale ibleo, si ha come l’impressione di fare un vero e proprio tuffo nel passato, immaginando scene di vita dell’epoca, riportando alla memoria storie e leggende che nei secoli si sono avvicendate.
Molti fanno derivare il nome Donnafugata dall’arabo Ayn As-Iafaiat (Fonte della Salute), da cui l’esito dialettale Ronnafugata tradotto poi nell’italiano Donnafugata o dallo stesso Ayn, fonte intesa come “donna” che nel dialetto ragusano si pronunzia ronna cui segue il fugata con i successivi riferimenti ad una fuga famosa, ossia quella attribuita alla regina Bianca di Navarra.
Fatti storici e leggende, effettivamente qui si intrecciano. Storicamente un riferimento esiste: la grande vicaria del Regno, Bianca di Navarra stava attraversando un  periodo difficile caratterizzato da lotte ed eventi che seguirono la morte del marito Martino d’Aragona. Stabilitasi nel “Regale Hospicio” dello Steri, a Palermo, venne attaccata nell’aprile del 1410 dall’anziano Gran Giustiziere del Regno, Bernardo Cabrera, conte di Modica, vedovo per la terza volta e perdutamente invaghito della Bianca, ma soprattutto intenzionato ad adire la vuota successione del Regno. Il Cabrera aveva tentato di chiedere la mano di Bianca, che lo rifiutò con disdegno.
Seguirono vicende romanzesche, assalti da parte del Cabrera a vari castelli dell’isola dove Bianca si rifugiava di volta in volta per sfuggirgli. Una storia quella della regina Bianca di Navarra che si però svolge nel ‘400. In realtà non si conoscono bene le reali vicende di queste contrade se non a partire dal XVII secolo, epoca in cui il feudo di Donnafugata apparteneva a Guglielmo Bellio Cabrera, imparentato con la famiglia dei Conti di Cabrera che signoreggiarono nella contea di Modica dal XV al XVIII secolo.
Intorno al XV secolo la tenuta apparteneva sicuramente alla Corona, successivamente alla famiglia Bellio-Cabrera, che lo vendette intorno al 1630. Appaiono in discordanza alcune date, ma si ha un punto fermo con Giovanni Arezzo-Propenso, primo barone di Donnafugata, che si infeuda del titolo per ordine del tribunale del Real Patrimonio il 10 aprile 1628, sposando poi Antonina La Rocca. Il Giovanni ebbe due figli: Giuseppe e Vincenzo, ma titolo e possesso passarono al secondogenito Vincenzo Arezzo La Rocca, secondo barone di Donnafugata.
Fra i discendenti ricordiamo Francesco che sposa donna Vincenza De Spuches. Da questa unione nasce Corrado V Arezzo De Spuches barone di Donnafugata, una delle figura più colte ed aperte alle influenze culturali europee. “Uomo illuminato non snob, stravagante – scrisse di lui uno degli eredi, Gabriele Arezzo di Trifiletti-, legò i particolari della sua residenza del castello di Donnafugata al gusto dello scherzo, del gioco d’acqua, delle emblematiche sfingi, dell’ameno labirinto, al particolare neo-gotico di bifore e sculture romantiche, ricordo della Palermo di moda. Donnafugata, prima degli interventi di Corrado Arezzo era una casina di villeggiatura con cortile adiacente ad una vecchissima torre quadrata. Corrado, nella ricostruzione, sfoggia tutta la sua crisalide, facendo dipingere nel salone delle armi tutti gli stemmi delle famiglie con le quali casa Arezzo era stata imparentata nei secoli. Occhi sempre vigili e brillanti portati alla più schietta e affabile cortesia- racconta ancora Gabriele Arezzo di Trifiletti-.
Per Donnafugata, sua seconda pelle, il barone ottenne una deviazione della linea ferrata nel tratto Siracusa-Licata, facendola passare nei pressi del castello, a dispetto delle strade rotabili di allora, molto insicure che vedevano le berline o i castaldi a cavallo sudare non poco nella polvere.
Il castello divenne uno scrigno in tenere ragusano ove ospitare personaggi illustri (tra cui Crispi e il Di Rudini) e fare rivivere lettere, arti, scienza, politica”. Corrado Arezzo di Donnafugata, mito della storia ragusana, filantropo, colto, aperto rimane dunque una delle figure di prestigio nella storia degli iblei