Natale a tavola!

focacce1La festa più importante dell’anno vissuta circondati dall’affetto dei propri cari. È il Natale, la festa che negli Iblei vede riunirsi la famiglia attorno ad una grande tavolata per cenare o pranzare insieme. Nessuno può sottrarsi a questi riti culinari per la cui preparazione si inizia a parlare anche un mese prima. Un rito che si ripete anno dopo anno e che non è altro che un viaggio gastronomico che affonda le sue origini nella storia della cucina gastronomica, erede delle tradizioni lasciate dai popoli che nei secoli passati sono transitati da questi luoghi. La cena soprattutto è un omaggio alla tradizione preceduta da un giorno di preparazione in cui ci si cimenta nella produzione delle scacce, dei tomasini ripieni di ricotta e salsiccia locale, e del pane di casa. Si preparano così le scacce con pomodoro e cipolla, o con cavolfiori, o con ricotta e spinaci. Un’abbondanza di ingredienti ed una elevata elaborazione di ricette che creano degli spettacoli unici sia per il palato che per gli occhi. Tavole imbandite a festa naturalmente anche il giorno di Natale quando a farla da padrona sono le  lasagne al ragù o agli spinaci, il pollo ripieno, l’arrosto con contorno o ancora le costate di maiale ripiene, la salsiccia o la liatina (gelatina di maiale). Ma a Natale, accanto ai classici panettoni, sanno fare bella mostra di sé i dolci: il buccellato, i nucatuli, la cubaita e i mostaccioli. Il buccellato o cucciddatu il cui termine deriva dal latino tardo buccellatum che significa “pane da sbocconcellare” ossia “pane adatto a diventare un boccone per la sua morbidezza”, è un dolce particolarissimo e profumatissimo che si conserva per parecchi giorni: un impasto di pasta steso a sfoglia e farcita con un ripieno di fichi secchi, uva passa, mandorle, scorze d’arancia o altri ingredienti che variano a seconda delle zone in cui viene preparato, poi chiusa e conformata in vari modi. Di tradizione araba, come quasi tutta la pasticceria siciliana, i nucatuli a forma di S, aperti sulla superficie, da cui esce la farcia, un impasto di fichi secchi, uva passa, miele o mosto cotto, noci o mandorle, scorza d’agrumi. Nelle tavole natalizie, fanno bella figura di sé anche i mostaccioli  o  mustazzola, il cui nome deriva dal latino mustaceum che indicava un dolce il cui ingrediente principale era il vino cotto. E poi da ricordare la giuggiulena o cubbaita, un croccante preparato con semi di sesamo ai quali si uniscono nella preparazione delle schegge di mandorle e del miele. Uno dei dolci preferiti dallo scrittore siciliano Andrea Camilleri, che lo descrive come  “semplice e forte, un dolce da guerrieri, lo devi lasciare ad ammorbidirsi un pochino tra lingua e palato, devi quasi persuaderlo con amorevolezza ad essere mangiato. Ti invita alla meditazione ruminante. Rende più dolce e sopportabile l’introspezione che non sempre è un esercizio piacevole.

Alla dolcezza del miele mischia l’amarostico delle mandorle tostate e il ricordo del verde attraverso il pistacchio. Diventa così una sorta di filosofia del vivere”.