In viaggio… per l’arte iblea

Un aspetto che colpisce del territorio ragusano è l’arte ed in particolare il barocco, vero trionfo delle forme sinuose della pietra calcarea locale. All’indomani del terribile terremoto del gennaio del 1963 che colpì il Val di Noto, il popolo ibleo reagì iniziando un’opera di ricostruzione che si ispirò allo stile che più andava di moda in quei tempi.

Balcone Palazzo CosentiniGli artisti d’allora realizzarono così delle opere di grande valenza architettonica. Un ipotetico itinerario per gli amanti dell’arte alla scoperta di queste ricchezze dovrebbe vedere come tappa obbligata Ragusa, anzi le due Raguse, adagiate su speroni rocciosi a guardia dell’Irminio. Impossibile sfuggire alla bellezza delle imponenti chiese di San Giorgio, dell’Itria, di S. Giuseppe ad Ibla ed i palazzi La Rocca e Cosentini con quelle figure antropomorfe che ne caratterizzano i curiosi mensoloni: capolavori che le hanno valso la nomina tra i Patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Nella nuova Ragusa poi vi è la cattedrale di San Giovanni Battista, dalla maestosa bellezza architettonica.

Altro centro importante del barocco ibleo è Modica. Il centro è un intrigo di viuzze e scalinate su cui si affacciano edifici e chiese: maestose le chiese di San Pietro e di San Giorgio, così modellate tanto da sembrare delle sculture. Da qui ci si può spostare a Scicli definita “Teatro di Pietra” per i fantastici palazzi che si incontrano girando per le sue viuzze: Palazzo Beneventano, Palazzo Fava e Palazzo Spadaro, nella scenografica via Mormino Penna. Prendendo in direzione di Santa Croce Camerina, possiamo raggiungere il castello di Donnafugata, dalla caratteristica loggetta in stile gotico-veneziano degli inizi del ‘900, anche se il manufatto non è altro che il risultato di numerose stratificazioni architettoniche che abbracciano varie epoche, dal periodo arabo a quello liberty. Circondano il castello ben otto ettari di parco, con all’interno una costruzione neoclassica (chiamata Coffee-house), un labirinto e grotte artificiali.

Dal castello ci spostiamo verso la costa per visitare le rovine di Camarina. Questa città, colonizzata dai Siracusani nel 598 a.C., dopo aver subito varie distruzioni nel tentativo di rendersi indipendente dalla madrepatria, fu alla fine saccheggiata dai Romani nel 258 a.C. Dell’antico insediamento si conservano parti delle mura e la grande torre. Interessanti sono i resti di alcune abitazioni ellenistiche: la casa dell’Altare, cosi chiamata per via dell’altare ritrovato al centro del cortile; la casa dell’Iscrizione e la casa del Mercante, dove sono stati rinvenuti alcuni pesi e strumenti di misura. Sono giunti a noi anche pochi resti  ell’Athenaion risalente al V secolo a.C., alcuni tratti del porto, e diverse necropoli, come quella di Passo Marinaro e Randello. Possiamo poi proseguire per Santa Croce Camerina. Da vedere la chiesa Madre del XIII secolo e rimaneggiata nel Settecento. L’interno, a tre navate, conserva una copia della Madonna di Loreto del Caravaggio. Fuori dal centro, in località Mezzagnone, possiamo ammirare edifici antichi come “u vagnu”, costruzione del IV-VI secolo, realizzata in conci di calcare, con pianta a croce. Dirigendoci ora verso Pozzallo, tra Punta Secca e Casuzze possiamo visitare, gli scavi di Caucana, ove e stato recentemente istituito il Parco Archeologico di Caucana.