Gli Altari di Pane

Una straordinaria occasione per chi vuole immergersi nella tradizione più antica della festa di San Giuseppe. Sì, perché a Santa Croce Camerina questa festa religiosa ha un sapore tutto particolare, è così suggestiva da richiamare numerosi visitatori. Al Santo i fedeli per devozione, per ringraziarlo per una grazia ricevuta, offrono le cene: grandi tavolate adornate in vario modo dove però a farla da padrone è proprio il pane, lavorato artisticamente dalle sapienti mani delle donne della città, che si tramandano di generazione in generazione la manualità, le forme, i gesti.
Ogni famiglia devota al Patriarca ne prepara una.
“Di solito – notava Antonino Uccello – chi ha sciolto un voto o ricevuto una grazia, dà inizio al rituale col primo venerdì del mese, quando si procede a seminare u lauri, cioè il grano, che si tiene al buio e s’innaffia abbondantemente operazione ritenuta indispensabile alla preparazione della cena. Già una settimana prima si cominciano a confezionare alcuni cibi da disporre nella lunga tavola: per ogni voto bisogna eseguire 3 grandi ciambelle di pasta, dette ucciddati, di circa 7 o 8 chili, destinate a tre poveri che rappresentano Gesù, Giuseppe e Maria. Non si può toccare nella se prima non mangiano i tre poveri, detti localmente Santi.”  Ma anche il Pitrè ha scritto della cena di San Giuseppe: “una tavola che meriti la considerazione dei visitatori – scriveva- non può mancare di 3-4 enormi buccellati coi rispettivi pasticci di spinaci, di un arancio, di un finocchio e di un gruzzoletto di lire. Poi, disposti con una certa simmetria, un’infinità di piatti di tutti i colori e forme contenenti verdure cotte: amareddi, scramizzatura, fave, ceci, mandorle abbrustolite; biscotti di tutte le maniere, e nel mezzo un quadro della sacra famiglia”.
Ma sempre a Santa Croce Camerina, in occasione della Festa del Patrono, c’è un rituale che affascina ogni visitatore: le cene infatti vengono benedette da parte del parroco del paese. Per l’occasione vengono individuati tre figuranti che rappresentano la sacra famiglia, i quali in processione si dirigono nella casa che ha allestito la cena. Vi è il patriarca che tiene in mano un bastone con in cima delle arance amare e dei nastri, un bimbo ed una fanciulla, che rappresenta Maria. I 3 santi con una corona di alloro sul capo, si recano dapprima in chiesa per la benedizione. Giunti dinanzi alla cappella laterale della chiesa, una piccola sosta, una preghiera dinanzi il simulacro del santo e poi di nuovo in strada per raggiungere la cena, accompagnati in corteo da una folla di persone e dalla musica della banda del paese.
Prima di entrare per consumare i cibi imbanditi,  un rito dinanzi al portone : san Giuseppe bussa tre volte all’uscio, ma nessuno risponde finché l’ultima volta il patriarca dice “Gesù, Giuseppe e Maria, o rapi tu o rapu iu!” (Gesù, Giuseppe e Maria, o apri tu o apro io).  A questa intimazione la porta si apre. Appena entrata la sacra famiglia, chi rappresenta San Giuseppe fa una breve preghiera. Poi si lavano le mani con acqua e vino, quindi si siedono a mangiare fra la profonda commozione dei presenti.
Un rito antico che resiste al tempo, testimonianza di una fede autentica. Da 10 anni Pane di San Giuseppe e le Cene sono stati inseriti, dall’Assessorato Regionale ai Beni Culturali, nell’elenco dei beni immateriali del registro delle celebrazioni della Sicilia.

http://comune.santa-croce-camerina.rg.it/portale/san-giuseppe-programma-dei-festeggiamenti/